19 Nov 2017

Quel frullio costante nella mente

Il cuore batte, i polmoni si gonfiano e si sgonfiano, la mente pensa. Sembrerebbe un’affermazione piuttosto ovvia ma quanto siamo consapevoli del continuo borbottio della mente? A volte vorremmo che si zittisse, rimaniamo svegli intere nottate perché ci sintonizziamo su quell’incessante rumore di sottofondo, non riusciamo ad essere pienamente presenti con un amico perché il sottofondo mentale ci distrae. Un giorno, durante una presentazione in America, il presentatore ha usato il termine NST per definire quel chiacchiericcio. È la Non Stop Radio, quel canale di all news, talk shows sempre acceso nella nostra mente. Vanno in onda una grande quantità di programmi su scenari futuri preoccupanti, flash back ne passato, opinioni, convinzioni e giudizi su questo o quello. Purtroppo la NST non ha il bottone On/Off…
In psicologia si utilizza il termine “dialogo interno” perché quel ronzio si arricchisce con giudizi, valutazioni e opinioni proprio come se ci fosse un congresso di opinionisti che sostengono le testi più disparate. Sono pensieri automatici, che non possiamo controllare, la gran parte sono inconsapevoli ma non inconsci e frequentemente tendono al negativo, alla preoccupazione. Questa propensione alle avversità ha le radici nell’evoluzione che per millenni ci ha salvato la vita: prestare attenzione a ciò che non va ci ha permesso di anticipare problemi. Ad esempio ci è stato molto più utile preoccuparci di un suono nella notte che non ammirare la bellezza della luna. Questa attenzione a ciò che non va è ancora dentro i nostri meccanismi mentali ed è normale he sia così.
Dunque senza controllo dei pensieri negativi che ci frullano in testa, siamo condannati a soffrire? Nonostante non esista un modo per spengerli, è possibile familiarizzarci con essi. È possibile imparare ad esserne consapevoli, osservarli, identificarli ed allenarci a “lasciarli andare” senza che ci rapiscano, senza che ci influenzino negativamente.
Il dialogo interno non è del tutto casuale, si basa sul nostro sistema di Convinzioni che abbiamo formato mattoncino su mattoncino nel nostro percorso di crescita. Si tratta di affermazioni di cui potremmo non essere del tutto consapevoli. Ad esempio “sono brutto”, oppure “capitano tutte a me” , “non valgo nulla”. Alcune convinzioni si manifestano nella forma di certezze del tipo “se divento rosso tutti penseranno che sono debole” o ancora “un debole non può essere un leader”. A questo dialogo interno si aggiungono pensieri casuali, spot, random a volte definiti come “monkey mind” che come una scimmietta saltano senza logica da un ramo a un altro. In altri casi i pensieri si manifestano concatenati uno dietro l’altro. In inglese si usa il termine “train of thought” proprio per sottolineare un collegamento tra di loro, non sempre consapevole, ad esempio “dove avrò messo le chiavi dell’auto, devo fare il tagliando, non pensavo di spendere tanto, lo stipendio arriva tra una settimana, con un lavoro nuovo non avrei problemi…”
Tutto ciò non rimane un semplice ribollire di pensieri confinato all’interno della mente, al contrario si manifesta esternamente con il sorgere delle emozioni. Le emozioni si definiscono come “stati mentali che hanno un corrispettivo fisico”, dunque il chiacchiericcio mentale può generare un’emozione che a sua volta può manifestarsi fisicamente.
A questo punto abbiamo toccato un tema molto importante. Stiamo affermano che i pensieri inconsapevoli possono generare emozioni. Senza consapevolezza richiamo di trovarci come barche senz’ancora in mezzo al mare, in balia di pensieri ed emozioni, un ottovolante senza controllo che ci porta dalle vette della felicità alle profondità della tristezza senza poter fare nulla. A volte ci illudiamo di essere in pieno controllo di questo girovagare emozionale, in effetti ci sono alcune cose che indubbiamente ci rendono felici e altre che ci rendono tristi. Ma in entrambi i casi si tratta di situazioni passeggere e non garantite. Ad esempio un pranzo in un ristorante di lusso può darci soddisfazione, ma ben presto svanirà. Così come una relazione soddisfacente, un lavoro ben pagato, ben presto si mostreranno soggetti ai medesimi alti e bassi che credevamo di controllare.

Si potrebbe pensare che combattere, scacciare, eliminare, controllare, bloccare o modificare tali pensieri negativi sia una buona soluzione, perché la loro influenza sulla vita di ognuno di noi è davvero forte. Tuttavia, non è ricorrendo a semplici e banalizzanti tecniche di “autoconvinzione” che si potrà trovare il sollievo desiderato, né si potrà ottenere un cambiamento di lungo termine. Purtroppo infatti, ripetere pedissequamente a se stessi generiche formule ottimistiche quali “ce la posso fare” oppure “sono bravo” o altre ben più creative, non servirà a molto, e può far stare anche peggio, creando false aspettative di successo, sollievo e miglioramento che difficilmente si verificheranno, rafforzano la convinzione di essere incapaci, falliti ecc.

Cosa possiamo fare concretamente?

È facile descrivere cosa bisognerebbe fare ma per quanto semplice possa sembrare, è necessario grande allenamento e pratica. Non si tratta di applicare una tecnica, un comportamento come fosse una pillola magica. Si tratta invece di allenare delle qualità già presenti in noi ma spesso sopite.

1. Pensieri in alta definizione HD: Poiché i pensieri negativi sono per la maggior parte automatici ed involontari, occorre imparare ad essere presenti a se stessi, cioè consapevoli di quando i pensieri negativi si affacciano alla mente, e delle lor manifestazioni fisiche.

2. I pensieri vanno e vengono: Occorre comprendere che i pensieri non sono granitici, concreti e permanenti. Al contrario occorre imparare a vedere la loro natura evanescente. I pensieri vanno e vengono indipendentemente dalla nostra volontà, permangono solo se gli diamo continua attenzione. Impariamo che “non siamo i nostri pensieri”, impariamo a non identificarci con essi.

3. Osservare con distacco: Impariamo a osservare i pensieri con distacco, come se non ci appartenessero, lasciandoli semplicemente passare senza seguirli. Lasciamo che attraversino la nostra mene come nuvole nel cielo. Arrivano, passano e vanno via. Senza agganciarli, giudicarli, svilupparli.

4. Non fare la guerra: I pensieri vanno osservati e non combattuti. Osservandoli se ne vanno, combattendo permangono e si rinforzano. Un’antica storia pellerossa racconta di due lupi che combattono nella nostra mente. Uno è cattivo e aggressivo l’altro è calmo e mansueto. Chi vincerà tra i due dipende a quale dei due lupi decidiamo di dare da mangiare.

Applicare questi quattro suggerimenti non è affatto facile e richiede pratica. La Mindfulness è un valido strumento per allenare queste qualità e sviluppare consapevolezza.

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