13 Apr 2016

Il cantiere del sè

La mente pensa ininterrottamente, genera pensieri di ogni sorta. Questo è naturale, non è un problema. Ad alcuni di questi pensieri casuali noi ci attacchiamo, ci intratteniamo con essi, ci crediamo. È questo il meccanismo della creazione del sé. cogliere alcuni pensieri fino a crederci. Dunque il problema non è il pensiero ma il nostro attaccamento ad essi. Questa è una buona notizia perché possiamo smettere di credere ai pensieri ed evitare di creare nuove strutture nel nostro sé o a vitalizzarne altre. La meditazione è lo strumento principale che ci permette prima di osservare questo fluire di pensieri e poi di vedere come ad alcuni di essi ci attacchiamo. In meditazione usiamo il respiro per evitare di seguire i pensieri, li lasciamo semplicemente essere e ci godiamo il loro naturale sorgere e scomparire.

In questo modo ci incamminiamo sulla strada che porta a vedere come non esiste un sé fisso e individuabile.  Esiste invece un sé costantemente costruito e solidificato dal nostro credere ai nostri pensieri. Per liberazione o verità s’intende proprio liberarsi dalla gabbia di un sé rigido e vedere la verità di un sé fluido e cangiante. Quando la gabbia del sé va in frantumi ci sentiamo connessi con gli altri e l’universo intero.  Questa connessione avviene attraverso l’emozione dell’amore come compassione e benevolenza. È per questo che meditazione e compassione sono spesso affiancate.  Quando siamo compassionevoli stiamo agendo con un sé minimizzato se non assente. Quando meditiamo stiamo vedendo e togliendo forza ai pensieri che rafforzano il nostro sé.

Mi immagino il sé come un macchinario complesso fatto di tubi e ingranaggi che s’incrociano tra di loro. Lo abbiamo costruito noi, pezzo dopo pezzo credendo ai pensieri che sono sorti durante la esperienze della nostra vita. Ecco l’ingranaggio dell’io “sono insicuro”, ecco il tubo dell’io “sono poverino”, poi il quello dell’io “sono serio” vicino a quello “io sono intelligente”. In assenza di una mente consapevole continuiamo per tutta la vita a costruire questo enorme macchinario con nuovi pezzi e ad oliare quelli vecchi proseguendo nel nostro credere ai pensieri. Ecco che se vengo lasciato dalla mia compagna per la prima volta aggiungo il pezzo “io non sono dego di amore”, e se invece ci becchiamo l’ennesima strigliata dal capo oliamo il pezzo “io non sono bravo al lavoro”.

Dunque i pensieri arrivano, noi ci attacchiamo ad essi e così facendo costruiamo l’identità con un sé. La meditazione è lo strumento per esplorare e smontare pezzo dopo pezzo quel macchinario ed evitare che se ne aggiungano altri pezzi.  Meditiamo in un luogo calmo e confortevole per iniziare a smontare il macchinario con i pezzi più facili. Sorge un pensiero semplice e noi torniamo al respiro, magari non sappiamo quale parte del macchinario avrebbe oliato ma comunque non glielo permettiamo. Ricordatevi che il macchinario non è costruito con i pensieri ma con il nostro credere ad essi. Per questo motivo si dice che la pratica in azione è molto importante, per questo motivo i meditanti più esperti meditano nelle situazioni più estreme perché è li che sorgono i pensieri più complessi ed è li che alla velocità della luce ci attacchiamo ad essi.  È per questo motivo che i meditanti più esperti benedicono le difficoltà perché gli danno modo di vedere i pezzi più nascosti di quel macchinario, gli permettono di vedere a quali pensieri ci attacchiamo ed a lasciarli andare. In alcune tradizioni ad esempio si medita nei cimiteri proprio per fare i conti con quelle parti del nostro sé costruito, del nostro macchinario che formano l’io “ho paura della morte”.  Con lo strumento della meditazione raffinato possiamo anche creare situazioni difficili ad arte e vedere come si sviluppa il processo di attaccamento ai pensieri. Ecco perché alcuni meditanti fanno meditazioni specifiche sull’abbandono, la rabbia etc..

Meditiamo per vedere e togliere potere al cantiere della costruzione del nostro sé. Più il sé si dissolve e più aumenta la connessione con il resto dell’universo che avviene senza sforzo attraverso l’amore.

 

Sintesi

  • Il problema non sono i pensieri ma il nostro credere ad essi. La meditazione ci mostra esattamente come questo “credere” ha luogo. Quando lo vediamo lo lasciamo andare tornando al respiro.
  • Credere ai pensieri genera convinzioni e crea il sé
  • Il sé ci fa sentire unici e speciali separati da tutto il resto
  • Quando cessa il sé, cessa la separazione e sorge la sensazione di unione con il tutto che per natura si manifesta con l’amore e la compassione

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